giovedì 21 novembre 2013

Le gratificazioni di un insegnante

Si sa, l'Italia non è un Paese noto per la volontà di investire nella cultura e, ancora meno, nella culla della cultura: scuola e ricerca. E' perciò diventato quasi un tormentone, tra gli insegnanti, cercare di darsi un incoraggiamento non tanto in una valorizzazione professionale che provenga direttamente dai "Piani Alti del Ministero" (che probabilmente non arriverà mai...), quanto nelle piccole gratificazioni che ogni giorno si ricevono dai passi avanti, dall'entusiasmo e dalle conquiste dei propri allievi.
E' senz'altro vero che le piccole soddisfazioni non portano a grandi stravolgimenti: senza serie politiche di investimenti economici da parte di un Governo, la scuola non riuscirà mai a risollevarsi veramente, così come l'appagamento visivo di un bellissimo panorama o quello gustativo di un'ottima pizza non riusciranno mai da soli a costruire il futuro di una persona laddove questa si vedrà sempre chiudere le porte in faccia dalla disoccupazione...
Tuttavia, è innegabile che le emozioni positive abbiano un loro peso sulla qualità del lavoro che si svolge, prima ancora delle gratificazioni economiche, e allora io non posso non condividere queste lettere scritte da 2 mie ex alunne, che stamattina sono tornate a trovarmi ed hanno saputo sorprendermi con delle parole bellissime, spontanee e dense di un significato profondo, che hanno donato una nuova luce a questa giornata ed hanno aperto una parentesi di riflessione su quello che quotidianamente facciamo in classe.
Oggi ho capito veramente il significato etimologico di insegnare (in + segnare = lasciare un segno dentro). Non che non lo sapessi o non ci credessi, ma oggi l'ho capito per davvero, e non smetterò mai di pensare che abbiamo tanto da imparare dai giovani che formiamo.

Lettera di Monica M.

Lettera di Marta R.
Grazie!

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