lunedì 24 giugno 2013

Il peperoncino: un po' di storia e proprietà

Il peperoncino comprende diverse specie appartenenti alla famiglia delle Solanaceae (a cui appartengono anche la patata, il pomodoro e la tossica belladonna), più in particolare tutte ascritte al genere Capsicum, che potrebbe derivare dal latino capsa = scatola per la forma del frutto, che ricorda una scatola, oppure dal greco kàpto, che significa mordere, presumibilmente per la sua capacità di essere piccante. 
Il peperoncino era una spezia già molto utilizzata fin dal 5500 a.C., come dimostrano alcune testimonianze archeologiche che evidenziano l'uso del peperoncino già presso gli indiani del Perù e del Messico. Successivamente, in seguito alla scoperta dell'America, il peperoncino fu introdotto in Europa, dove riuscì ad acclimatarsi alla perfezione, diffondendosi in fretta in tutta l'Europa meridionale. 
Capsicum: anatomia
della pianta
Innanzitutto, quello che noi mangiamo del peperoncino è il frutto; di esso, contrariamente a quanto si pensa, la parte più piccante non è rappresentata dai semi, bensì dalla placenta, cioè la membrana interna a cui sono attaccati i semi. Le proprietà del peperoncino di essere piccante sono connesse prevalentemente alla presenza di una sostanza chiamata capsaicina, e secondariamente ad altre 4 sostanze simili, i capsaicinoidi. Si tratta di particolari alcaloidi che, in base alla loro presenza e proporzione in cui sono associati, possono determinare le differenti sensazioni di piccantezza e sapore quando i peperoncini vengono mangiati. E' curioso che il cosiddetto "bruciore" (inteso come aumento di temperatura) associato alla piccantezza, percepito in particolar modo in bocca, nello stomaco e all'ano, sia fittizio, perché questi alcaloidi hanno la capacità di interagire con i termorecettori presenti in tali parti del nostro corpo, dando così la sensazione che qualcosa stia bruciando, ma non si registra alcun aumento di temperatura nel nostro organismo. 
Al di là di quanto possa diventare irritante l'eccesso di capsaicina, o di quanto possa piacere la piccantezza, gli alcaloidi del peperoncino possiedono anche ottime proprietà terapeutiche, perché insieme ai flavonoidi rendono il peperoncino un potente antisettico (per questo motivo gli alimenti contenenti peperoncino si possono conservare a lungo); inoltre il peperoncino è ricco di vitamina C ed ha un elevato potere antiossidante, dovuto principalmente alla capsaicina; contrariamente a quanto si sente dire, tuttavia, non è stato ancora fatto nessuno studio sperimentale sulle presunte proprietà afrodisiache di questo frutto, per cui questa credenza popolare è ancora tutta da dimostrare ^__^.
La pianta di peperoncino può essere coltivata anche comodamente sul balcone di casa propria; il periodo di semina è febbraio-marzo, mentre quello di raccolta dei frutti è estivo-autunnale, a seconda delle latitudini. Nel nostro Paese la Calabria si distingue per la produzione, qualità e modalità d'impiego in cucina dei peperoncini.