venerdì 26 ottobre 2012

Essere troppo concentrati per non distrarsi: il troppo stroppia?

News dall'Università di Milano-Bicocca.
Uno studio pubblicato sulla rivista internazionale  Journal of Experimental Psychology: General ha dimostrato che essere troppo concentrati nel fare qualcosa, cercando di evitare di lasciarsi distrarre, può, contrariamente a quanto abbiamo sempre creduto, essere addirittura controproducente, perché avrebbe come effetto una maggiore distrazione.
Lo studio è stato condotto nell'ambito di un lavoro di ricerca sperimentale dell’Università di Milano-Bicocca,  dagli autori F. Marini e A. Maravita del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, e L. Chelazzi dell’Università di Verona e dell’Istituto Italiano di Neuroscienze di Verona, e rappresenta una scoperta di grande rilevanza scientifica per gli studio neuroscientifici del nostro Paese.
I soggetti coinvolti nello studio sono stati ben 126 studenti dell'Ateneo milanese, di età media intorno ai 26 anni, ai quali è stato chiesto di tenere tra le dita di entrambe le mani due stimolatori tattili vibranti; con una pedaliera dovevano indicare quale fosse il dito che riceveva la vibrazione, con il preavviso che avrebbero dovuto prestare attenzione a stimoli, soprattutto di natura visiva, che sarebbero potuti eventualmente entrare in funzione in qualità di distrattori. L’obiettivo era misurare il tempo di reazione, in millesimi di secondo, tra la stimolazione e la risposta, ancor più che la correttezza della risposta stessa.
Gli stimoli distrattori non sono entrati sempre in funzione, ma l'esperimento in effetti consisteva proprio nel verificare quanto potesse distrarre l'aspettativa stessa dell'arrivo di distrazioni, indipendentemente dal fatto che queste arrivassero o meno. 
I risultati del test hanno mostrato che, nei casi in cui i partecipanti sapevano che sarebbero potuti arrivare stimoli distrattori (ma non necessariamente), la velocità media di risposta si aggirava intorno ai 479 millesimi di secondo; al contrario, nei casi in cui i partecipanti sapevano con certezza che non sarebbe intervenuto alcun distrattore, la velocità media si attestava intorno ai 439 millesimi di secondo. Ciò significa che la sola aspettativa di una distrazione ha peggiorato la performance di circa il 10%. L’esperimento è stato ripetuto sette volte, in condizioni diverse, e i risultati sono stati sempre confermati; essi suggeriscono che il controllo dei potenziali distrattori possa essere una funzione sopramodale del cervello, controllata da una sorta di “centrale” che coordina compiti diversi collocati in diverse aree dello stesso. 
La scoperta potrà rivelarsi molto utile per le persone che subiscono traumi o emorragie cerebrali e presentano disfunzioni a livello dell’area frontale del cervello, nonché per studiare in maniera più approfondita i meccanismi di comportamento che intervengono quando il cervello deve operare in situazioni complesse che richiedano una forte concentrazione su un compito, ma è importante fare anche un'altra considerazione, più legata all'istinto di sopravvivenza: se fosse ad esempio importante avere qualche millesimo di secondo in più prima di reagire, mentre si è concentrati a fare qualcosa di importante, per evitare reazioni troppo impulsive ad eventuali distrattori? Potrebbe sembrare in contraddizione con l'idea che bisogna essere sempre pronti a livello istintivo, in caso di pericolo, ma forse avere del tempo in più può lasciare anche più spazio alla mente di frenare nuove impulsive azioni sul nascere. 
Nel frattempo, attendiamo con ansia i risultati di nuovi interessanti studi sull'argomento.

Marini F, Chelazzi L, & Maravita A (2012). The Costly Filtering of Potential Distraction: Evidence for a Supramodal Mechanism. Journal of experimental psychology. General PMID: 22984954