mercoledì 28 dicembre 2011

Il batterio di Colombo

Cos'ha introdotto Cristoforo Colombo in Europa? Sicuramente penseremmo alle patate, ai pomodori, al tabacco, al mais, al girasole e tanti altri prodotti ormai entrati stabilmente nella nostra quotidianità. Non ci viene però mai da pensare alla senz'altro vasta gamma di microrganismi che hanno fatto il viaggio col nostro beniamino dal Nuovo al Vecchio Continente. Avremmo ad esempio mai pensato che la spedizione di Colombo potrebbe aver introdotto la sifilide in Europa? 
La sifilide è una malattia a trasmissione sessuale, causata da un batterio il cui nome scientifico è Treponema pallidum, e la manifestazione più comune di essa è tramite lesioni che interessano la cute e le mucose, con una serie di conseguenze su altre parti del corpo in base allo stadio di avanzamento della malattia, lasciando tracce anche nelle ossa. Ancora oggi sono molte le persone che ne vengono colpite, ma per fortuna lo sviluppo di un antibiotico nel XX secolo ha contribuito ad arginarne parecchio la diffusione. 
Treponema pallidum
Secondo un'ipotesi avanzata già da un bel po' di anni, il batterio della sifilide sarebbe stato introdotto in Europa dai marinai di Colombo tornati dall'America. In realtà, però, alcuni studi condotti anni fa su scheletri di persone decedute prima del viaggio colombiano, riesumati da scavi condotti presso un monastero inglese, sembravano aver scardinato tale ipotesi, in quanto i ricercatori avevano affermato di aver riscontrato degli evidenti segni di sifilide nelle ossa, datandoli col metodo del radiocarbonio intorno al 1340. 
Cristoforo Colombo
(1451-1506)
La prima epidemia di sifilide di cui ci sia documentazione ufficiale risale al 1495, con un'iniziale esplosione epidemica tra i soldati di Carlo VIII dopo l'invasione perpetrata a Napoli, e in seguito si è diffusa in Europa. Ciò aveva indotto facilmente a credere che l'epidemia da sifilide dovesse averla introdotta Colombo, ma il ritrovamento antropologico di cui sopra aveva retrodatato l'epidemia al 1340.  
I ricercatori del gruppo del bioarcheologo Armelagos, tuttavia, hanno analizzato con molta attenzione i 50 reperti rinvenuti, e in gran parte di tali reperti non hanno riscontrato le tracce diagnostiche di sifilide utilizzate secondo il protocollo standard. Di questi 50, 16 reperti soltanto recano i segni distintivi della sifilide, ma secondo il team di Armelagos si tratta di una conseguenza del "marine reservoir effect" ("effetto serbatoio marino"): il contenuto di carbonio presente negli organismi acquatici, alla base dell'alimentazione tipica delle aree costiere in cui sono stati ritrovati i resti umani, va retrodatato in quanto "più vecchio", perché i cicli biogeochimici negli ambienti oceanici si compiono in una scala temporale molto più dilatata. Apportando infatti ai campioni analizzati delle correzioni che tenessero conto sia della quantità di biomassa media assunta in una dieta a base di pesce, sia dello sfasamento temporale indotto nell'analisi al radiocarbonio dall' "effetto serbatoio", i ricercatori hanno ottenuto un periodo storico dei reperti collocabile poco dopo il ritorno di Colombo in Europa. 
Morale della favola: si riconferma l'ipotesi secondo cui la spedizione di Colombo è stata foriera non solo di importanti novità che hanno gettato le basi per un nuovo sviluppo dell'Europa, ma anche di microrganismi responsabili di epidemie che ancora oggi fatichiamo a debellare.
Harper, K., Zuckerman, M., Harper, M., Kingston, J., & Armelagos, G. (2011). The origin and antiquity of syphilis revisited: An Appraisal of Old World pre-Columbian evidence for treponemal infection American Journal of Physical Anthropology, 146 (S53), 99-133 DOI: 10.1002/ajpa.21613

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