mercoledì 12 ottobre 2011

Carnevale della Biodiversità V: nicchie estreme. Nuovi universi virali aspettano di essere classificati e studiati


ResearchBlogging.orgOggi è il 12 ottobre 2011. 519 anni fa (ma per qualche storico bisognerebbe retrodatarla) Cristoforo Colombo segna un'importante tappa storica con la scoperta dell'America. Si è scoperto un Mondo... Nuovo, per l'appunto, come viene definito, e tutto il resto è storia. Ma anche la scienza, nel suo piccolo, ogni giorno s'imbatte in ambienti, organismi, adattamenti inattesi, che non fanno altro che rincarare la nostra quotidiana dose di curiosità. E cosa dire poi di quei batteri che riescono a vivere in prossimità di bocche vulcaniche, con temperature che superano gli 80°C? Questo e tanti altri sono la meravigliosa risposta che la natura dà al corso degli eventi: il frutto della selezione naturale. 
Gli organismi viventi, ognuno con i propri adattamenti, sono un esempio lampante di cosa può fare la natura. Ma quando parliamo di organismi viventi, abbiamo in mente l'idea di enti provvisti di organizzazione cellulare; cosa dire dunque dei virus? Come e dove vivono? E... vivono? Sappiamo che non hanno cellule, tant'è vero che alcuni biologi li considerano il ponte tra sostanza vivente e non vivente, tra cellule e composti chimici.
Fino ad oggi, i biologi hanno descritto solo poche migliaia di virus, ma un nuovo studio rivela uno sconfinato mondo di biodiversità virale che ogni giorno conduce la sua esistenza proprio sotto i nostri occhi. I risultati della ricerca, pubblicati il 4 ottobre sulla rivista online mBio®, hanno evidenziato che i liquami, le acque di scolo che quotidianamente contribuiamo a produrre nelle nostre abitazioni e fuori, rappresentano la patria di migliaia di virus ancora tutti da scoprire, molti dei quali, com'è logico attendersi, potrebbero avere una stretta correlazione con il nostro stato di salute. 
Ciò non costituisce certo una scoperta sorprendente: i virus, che gran parte degli studiosi fatica anche a definire organismi, in quanto sprovvisti di cellule, sono ubiquitari: in ogni momento di ogni giorno siamo esposti a virus. Tuttavia, la nostra conoscenza dell'universo virale è limitata solo ad una piccolissima frazione di quelli esistenti, quantificabili sinora intorno ai 3.000.
Per esplorare questa parte di universo virale ancora ignota, ricercatori hanno cercato le firme genetiche dei virus presenti nei liquami prodotti dal Nord America, Europa e Africa.
Gli scienziati hanno rilevato la presenza di 234 virus già noti, che rappresentano 26 diverse "famiglie", o tipi di virus, tra cui anche il ben noto papillomavirus (HPV) e il norovirus. Già questo basta a rendere le acque reflue il luogo in cui trova convivenza il più alto numero di tipi di virus sinora mai scoperto.
Ovviamente, non potevano mancare virus appartenenti ad alcuni degli abitanti delle fogne di tutto il mondo: roditori e scarafaggi. Analogamente, essendo le acque reflue un habitat ideale anche per i batteri, tra i tipi virali noti ricadevano anche virus batteriofagi. Infine, un gran numero di virus conosciuti si trovano in acque reflue provenienti da impianti, probabilmente a causa del fatto che gli esseri umani si nutrono di piante, e i virus delle piante finiscono per essere più numerosi di altri tipi di virus nelle feci umane.

Le acque reflue però contengono ancora tante invisibili "Americhe" da scoprire: gran parte dei tipi di virus riscontrati deve ancora essere classificata. Questo è importante, soprattutto perché i virus possono essere messi in stretta correlazione con lo stato di salute non solo della popolazione umana di una certa area, ma anche dell'ambiente stesso. Conoscere approfonditamente le caratteristiche tassonomiche di un dato popolamento virale potrebbe ad esempio diventare un nuovo strumento di studio alla stregua della composizione tassonomica dei popolamenti fitoplanctonici di un ambiente acquatico, in base alla quale si può capire in che condizioni di salute versa un sistema a seconda di quali specie di alghe vivono.
Si potrebbero inoltre scoprire virus che, come HIV, restano silenti nel corpo umano finché non si manifestano. Altri ancora potrebbero essere utili per sperimentazioni genetiche o, addirittura, rivelarsi utili per la nostra salute, come ad esempio accade con un herpes virus nei topi, che li rende resistenti alla contrazione di determinate infezioni batteriche.
Insomma, anche quando ci sembra di aver raggiunto una nuova vetta, stiamo ancora scorgendo soltanto la punta di un nuovo iceberg biodiverso, e finché saremo curiosi, avremo sempre nuove Antartidi da scoprire.
In onore delle grandi scoperte, oggi, 12 ottobre 2011, si celebra la V edizione del Carnevale della Biodiversità, questa volta dedicato alle nicchie estreme ed ospitato dall'ottimo blog Theropoda. Per poter leggere anche gli altri contributi, andate a questo link e... buona lettura! ^__^

Cantalupo, P., Calgua, B., Zhao, G., Hundesa, A., Wier, A., Katz, J., Grabe, M., Hendrix, R., Girones, R., Wang, D., & Pipas, J. (2011). Raw Sewage Harbors Diverse Viral Populations mBio, 2 (5) DOI: 10.1128/mBio.00180-11