lunedì 12 settembre 2011

Le antinomie in musica: Silenzio in 4' 33'' di John Cage

"Questa frase è falsa." Bene, potreste dire voi, e quindi? Sta di fatto però che, se ho detto la verità, è anche vero che ho appena pronunciato una frase falsa, per cui dovrei essere anche bugiardo! E se invece fossi falso e avessi mentito nel dire la frase? A quel punto la frase sarebbe una menzogna, per cui risulterebbe falsa nel suo essere falsa e, di conseguenza, sarebbe vera!
Una situazione del genere rappresenta quella che nel linguaggio della logica viene chiamato antinomia.
Un'antinomia è un'affermazione, un discorso, che generalmente viene anche chiamata paradosso, ma ci sono delle sottili differenze. Un paradosso è una situazione, un'affermazione che non presenta insanabili contraddizioni logiche, pur sembrando assurda nel suo essere lontana dal nostro senso comune. E' ad esempio un paradosso in matematica l'idea che l'insieme infinito formato da tutti i numeri naturali abbia più elementi di quello dei numeri naturali pari, ma, nonostante si faccia fatica ad accettarlo, bisogna osservare che entrambi gli insiemi sono infiniti, perciò non è possibile liquidare banalmente la questione secondo il principio del "tutto maggiore della parte", cosa invece vera per gli insiemi di oggetti finiti. 
Epimenide
Un'antinomia invece è qualcosa che nella logica classica crea dei problemi più profondi. Come nel caso dell'affermazione ad inizio post, che rappresenta una versione alternativa dell'antinomia del mentitore, storicamente attribuita al cretese Epimenide del VII-VI sec. a. C., si è in presenza di una frase che, se è vera, allora è falsa; se è falsa, allora è vera. Viene così a cadere il principio di non contraddizione della logica classica, secondo cui una frase o è vera o è falsa, e non è possibile che si verifichino contemporaneamente le due condizioni.
Nel corso del tempo l'antinomia del mentitore ha subito diverse riformulazioni, tra cui quella che ho scritto ad inizio post, ma quella sicuramente più peculiare ha a che fare con la musica. Il musicista contemporaneo John Cage, vissuto nel '900, ha voluto portare l'antinomia del mentitore ad un livello artistico, realizzando un'opera dal titolo Composition 4'33'' e meglio nota come Silence. Prima di fare commenti ed interpretazioni, ve la faccio... ascoltare:
Allora? Che ve ne pare? ^__^
Cominciamo dall'aspetto che più banalmente si può osservare: il componimento è in realtà un non-componimento, in quanto il pianoforte non viene neanche sfiorato dal pianista. E' infatti anche nota come Silenzio perché il musicista l'ha volutamente concepito così. C'è però davvero silenzio? In una platea così gremita, tuttavia, è impossibile non sentire colpi di tosse, chiacchiericci sommessi, spostamenti di oggetti, ecc.
Che messaggio vuole mandare dunque il musicista? John Cage si rende portavoce di una rivoluzione estetica: ogni suono può diventare musica, a seconda delle intenzioni di chi ascolta, mettendo in discussione i fondamenti della percezione. Cage realizza quest'opera provocatoria, ironica, scherzosa, per far capire che anche quando si vuole stare in silenzio, c'è sempre qualcosa che ci impedisce di starci. Il messaggio di Cage è "c'è silenzio e ci sono rumori", per il quale il principio di non contraddizione crolla. 
E perché dura proprio 4' 33''? Un minuto è fatto di 60'', dunque 4 * 60'' = 240''. E quindi in totale il componimento dura 240'' + 33'' = 273''. Il numero in sé non vi ricorda una particolare temperatura?