mercoledì 6 luglio 2011

Dipendenza da Internet: il cervello in lavatrice?

ResearchBlogging.orgQuante volte, da piccoli, ci siamo sentiti dire dai nostri genitori di smettere di giocare ai videogiochi, perché altrimenti "si atrofizza il cervello"? E' chiaro che ciò può essere vero nella misura in cui si utilizza uno strumento: ci sono videogames che possono sviluppare alcune capacità logiche, ma è risaputo che l'abuso di qualsiasi cosa faccia male.
Oggi si fa un discorso analogo, solo che al posto dei videogiochi c'è Internet, o magari si videogioca in Internet. Fatto sta che i ragazzi di oggi trascorrono una frazione del loro tempo sempre più significativa su Internet. Questo comportamento, com'è logico attendersi soprattutto alla luce dell'evoluzione tecnologica che ha investito le nostre vite, tenderanno a conservarlo negli anni, finché non saranno diventati adulti, ma è lecito chiedersi quale sia la linea di confine tra divertimento hobbistico e dipendenza ossessiva. Inoltre, un uso smodato può davvero trasformare il modo in cui è strutturata la nostra mente o no? Lo studio, condotto da un gruppo di ricercatori cinesi e pubblicato il 3 giugno 2011 sulla rivista PLoS ONE, lascia intendere che un abuso di Internet, passante soprattutto attraverso i videogiochi in multiplaying, può effettivamente apportare forti modifiche al modo in cui è strutturato il nostro cervello. Ciò che però sembra più curioso e allarmante è come la parte più superficiale del cervello si restringa, si rattrappisca fisicamente in maniera proporzionale alla dipendenza da Internet.
Ma cosa intendiamo esattamente per dipendenza da Internet? Non significa semplicemente trascorrere qualche ora in rete, altrimenti ne saremmo quasi tutti dipendenti... E' piuttosto un abuso di Internet, un uso ossessivo di esso che può arrivare a compromettere il regolare svolgimento delle quotidiane funzioni vitali.
La dipendenza da Internet viene chiamata in inglese con l'acronimo IAD (Internet Addiction Disorder) e, anche se il campo d'indagine in merito a questo disturbo sta cominciando a svilupparsi soltanto ora - sono stati i recenti Social Media ed i giochi di ruolo online ad aver scombussolato e, in certi casi, rivoluzionato le nostre abitudini routinarie - la Cina sembra aver già compiuto grossi passi avanti sulla ricerca scientifica in questo tema.
La Cina infatti sembra essere uno dei paesi maggiormente colpiti da questo fenomeno, contando oltre 24 milioni di ragazzi affetti da IAD, che ammontano al 14% dei ragazzi cinesi. Negli Stati Uniti invece i ragazzi affetti da IAD rappresentano una percentuale compresa tra il 5-10%.
La portata del disturbo IAD in Cina, per quanto possa sembrare abnorme, va tuttavia confrontata anche con la realtà in cui vivono quotidianamente i ragazzi cinesi, come affermano gli stessi autori dello studio. Sia adulti che adolescenti cinesi infatti vivono in una realtà lavorativa e/o scolastica piuttosto esigente e sono spesso sottoposti ad una forte pressione psicologica. Internet offre molte possibilità di ritagliarsi un proprio angolino per evadere dalla realtà quotidiana fatta di molte ore di studio o lavoro, sia con videogiochi di ruolo o di altri generi, sia con un divertimento hobbistico di puro svago di navigazione in rete.
Bisogna ricordare che la Cina è stata anche interessata da documentati fenomeni di gold farming, che si sta evolvendo in casi estremi come una nuova, avanzata forma di schiavitù connessa all'online playing. E' recente la storia di detenuti di un carcere cinese costretti dalle guardie a giocare senza tregua a videogames online per ricavare oggetti preziosi da mettere poi in vendita per ricavare soldi veri.
Qualunque sia la ragione, sociale o psicologica, oggi come oggi è importante il mondo virtuale, perché per come sta cambiando il mondo, senza Internet ormai non potremmo più vivere. Tuttavia, si cresce, si mangia, si dorme, si lavora e si fanno amicizie solo nella realtà di tutti i giorni, anche se a volte può sembrare monotona.

Yuan K, Qin W, Wang G, Zeng F, Zhao L, Yang X, Liu P, Liu J, Sun J, von Deneen KM, Gong Q, Liu Y, & Tian J (2011). Microstructure abnormalities in adolescents with internet addiction disorder. PloS one, 6 (6) PMID: 21677775

3 commenti:

  1. Ma non erano i Giapponesi i più dipendenti, tanto che esiste una sidrome chiamata Hakikimori?
    Delia Vitola

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  2. Io sapevo che erano i ragazzini Giapponesi quelli più dipendenti, tant'è che esiste la sindrome di Hikikomori.
    Delia Vitola

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  3. L'Hikikomori è più propriamente una sindrome da isolamento, che non presuppone necessariamente una dipendenza da Internet.
    Si può soffrire di Hikikomori anche se non si possiede un PC

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