lunedì 10 gennaio 2011

Perché siamo scesi dagli alberi? Una nuova ipotesi si fa strada...

Noi esseri umani diamo alla luce figli che alla nascita hanno una massa corporea pari all'incirca al 6% della massa corporea della propria madre, mentre i neonati degli scimpanzé in genere presentano una massa corporea pari circa al 3,3% di quella materna. Ma perché esordiamo con questo paragone?
Secondo l'antropologo Jeremy DeSilva della Boston Univeristy, in uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, le dimensioni dei neonati pre- e post-nascita potrebbero aver contribuito a modificare le abitudini degli ominidi col passare dei secoli, in molteplici aspetti riguardanti soprattutto la modalità di locomozione e l'organizzazione della struttura sociale. 
Australopithecus afarensis
ricostruito
Ricorrendo a modelli matematici appositi, Jeremy DeSilva ha stimato che le femmine di Ardipithecus ramidus - specie di ominide ritenuta attualmente tra le prime comparse e risalente a 4,4 milioni di anni fa - probabilmente dovevano partorire piccoli con massa corporea compresa tra il 2,1% e il 3,2% della propria; come si può notare, le percentuali sono prossime a quelle degli attuali scimpanzé. Se però ci spostiamo un po' più avanti nel tempo, ossia 3,2 milioni di anni fa, giungendo al periodo in cui visse la specie Australopithecus afarensis (a cui appartiene il reperto fossile dell'arcinota "Lucy"), le femmine di quest'ultima specie dovevano partorire piccoli relativamente più grandi, di massa corporea compresa all'incirca tra il 5% ed il 6% della massa corporea della madre. Viene quindi spontaneo paragonare le percentuali di Ardipithecus ramidus con quelle degli odierni scimpanzè, mentre quelle di Australopithecus afarensis con le nostre; A. ramidus è oggi considerato una delle prime specie di ominidi potenzialmente in grado di camminare in posizione eretta, ma secondo gli studiosi l'anatomia dei fossili dimostrerebbe ancora uno stile di vita con una deambulazione primitiva, mentre A. afarensis era sicuramente più capace di muoversi in una posizione eretta più stabile. 
Può essere lecita una correlazione tra massa corporea dei nuovi nati e capacità deambulatorie? Secondo Jeremy DeSilva sì. Gli attuali scimpanzè - e con tutta probabilità anche i loro più antichi progenitori, come Ardipithecus ramidus - portano agilmente i loro piccoli con sè tra gli alberi, sia durante che dopo il parto, grazie alle dimensioni relativamente piccole dei figli, alla presenza di dita prensili lunghe e forti ed a peli lunghi a cui potersi aggrappare. Ma nel momento in cui si afferma Australopithecus, queste caratteristiche cominciano a cambiare, e l'aumento progressivo di peso dei piccoli, insieme ad uno sviluppo dell'andatura bipede ed una riduzione della peluria corporea, possono diventare un ostacolo per la vita arboricola.
Le femmine di Australopithecus, costrette a portare "in sella" un piccolo di relativamente grandi dimensioni e probabilmente incapace di camminare prima dei 6-7 mesi, potrebbero aver dovuto ricorrere all'aiuto dei maschi per ottenere maggiori cure e protezione, gettando così le basi per un'organizzazione sociale più complessa, in cui la cura per i propri figli viene condivisa e si comprende l'importanza della collaborazione per difendere il sangue del proprio sangue.
Jeremy DeSilva comunque ribadisce che questo nuovo quadro evolutivo è soltanto un'ipotesi supportata da modelli matematici basati su un numero di dati fossili ancora esiguo, che necessita di essere implementato da ulteriori scoperte. E' tuttavia sempre meglio avere un'idea in più che una in meno...

Materiale fotografico: REUTERS/Daniel Munoz