sabato 20 novembre 2010

Messa a punto una nuova tecnica per ottenere bioetanolo dalla cellulosa con il lievito

In un mondo in cui i combustibili fossili tendono ad esaurirsi inesorabilmente, è tempo di guardare altrove, per ottenere l'energia di cui abbiamo bisogno quotidianamente. E' così che da alcuni anni sono stati sperimentati i cosiddetti biocarburanti. I biocarburanti sono prodotti che derivano da biomasse e possono avere svariati impieghi: possono produrre energia elettrica o termica, oppure possono anche essere impiegati nell'autotrazione. Esistono diverse tipologie di biocarburanti ma ci soffereremo soltanto sull'oggetto di questa ricerca: biocarburanti di seconda generazione, ossia quei biocarburanti che possono essere ottenuti dalle parti generalmente non commestibili di vegetali, uno dei quali è il bioetanolo.
Il gruppo di ricerca di J. Galazka, del Lawrence Berkeley National Laboratory (California) è riuscito a compiere grandi progressi nella produzione di questi biocarburanti. Galazka è partito dal presupposto che il lievito Saccharomyces cerevisiae (usato per la lievitazione di pane, birra e vino) sa trasformare carboidrati semplici in etanolo, ma non è capace di farlo se parte da carboidrati complessi, quali la cellulosa. Galazka è riuscito ad aggirare l'ostacolo modificando geneticamente il lievito, individuando ed inserendo nel suo DNA i geni che consentono alla muffa Neurospora crassa di convertire la cellulosa in etanolo.
Questi risultati sono importanti perché un esperimento del genere, se attuato su grande scala, a livello industriale, potrebbe dare sicuramente enormi frutti; si riuscirebbe infatti ad ottenere una grande quantità di biocarburanti a partire non dagli zuccheri semplici, utilizzati per lo più a scopo alimentare, ma dalla cellulosa dei vegetali, che il nostro organismo invece non è in grado di digerire.
E' altrettanto importante ricordare che questa non è la prima volta che si cerca di ricavare biocarburanti dalla cellulosa. Nel 2006-2007, infatti, è stato messo a punto il processo industriale RITE-Honda, ma i costi aggiuntivi del trattamento della cellulosa non sono paragonabili a quelli teoricamente previsti utilizzando la tecnica di Galazka.
Vale infine la pena di dare voce anche a coloro che non ritengono i biocarburanti una buona alternativa ai combustibili fossili. Secondo un articolo piuttosto recente, che raccoglie i consensi di diverse associazioni ambientaliste, i biocarburanti potrebbero addirittura essere peggiori dei combustibili fossili (Leggi l'articolo a questo link).
Una cosa però è certa: prima o poi, quando avremo esaurito le risorse, un'alternativa dovrà essere già presente...

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