martedì 16 novembre 2010

Da cosa è causata la gastrite? Un breve viaggio nella storia dai falsi miti al Nobel per la medicina, attraverso l'amore per la scienza

La vita, si sa, è stressante, soprattutto per chi oggi è costretto a condurla in uno stile frenetico cercando di incastrare ad hoc i tempi del lavoro e degli hobbies. E lo stress conduce a malumori, stanchezza e, tra i tanti altri effetti collaterali, anche alla gastrite che, nelle forme più estreme, può condurre alla formazione di un'ulcera, ma... quanto c'è di vero in tutto questo?
Verso la fine dell' '800, per merito di importanti conquiste scientifiche, quali l'endoscopia e la radiografia, si riuscì ad avere un'idea piuttosto chiara sul funzionamento dell'apparato digerente nell'uomo. All'epoca era opinione diffusa, presso la comunità medica, l'idea che la gastrite - ossia un'infiammazione della mucosa dello stomaco - e l'ulcera - una lesione o, nelle forme più gravi, una perforazione della parete gastrica - dovessero essere causate da un regime di vita troppo stressata o da un abuso di cibi piccanti ed altre cause affini. 
Da allora, per un secolo circa, i medici hanno prescritto apposite diete ai pazienti affetti da ulcera, basate su una condotta di vita tranquilla, senza spezie, e abbondanza di latte, alimento in grado di contrastare l'acidità dei succhi gastrici. Negli anni '70, inoltre, sono arrivati sul mercato anche farmaci in grado di inibire la produzione di acidi da parte dello stomaco, e l'efficacia di tali prodotti su pazienti affetti da ulcera non ha fatto altro che consolidare nella comunità scientifica l'idea che fosse stata intrapresa la strada giusta. 
I primi dubbi, tuttavia, cominciarono a sorgere quando si osservò che, interrompendo il trattamento terapeutico ad alcuni pazienti, i disturbi ritornavano esattamente come prima. Bisognava allora rivolgere l'attenzione altrove, poiché non era sufficiente tamponare temporaneamente i disturbi e sarebbe stato forse preferibile cercare di risolvere il problema alla radice.
B. Marshall
All'inizio degli anni '80 gli scienziati Robin Warren e Barry Marshall decisero di  vederci chiaro e avviarono uno studio sistematico su numerosi campioni di tessuto prelevato dallo stomaco di pazienti affetti da ulcera. I risultati furono a dir poco sorprendenti e destarono non poco scetticismo tra i medici dell'epoca; si scoprì infatti al microscopio che la mucosa gastrica dei pazienti esaminati ospitava dei batteri, che risultavano tanto più concentrati quanto minore era la loro distanza dalle ulcere. 
R. Warren
Perché dunque - direste voi - una scoperta del genere non fu ben accolta dai medici? Una delle argomentazioni maggiormente sostenute consisteva nel considerare che l'ambiente interno allo stomaco è fortemente acido: come avrebbero fatto dei microrganismi a sopravvivere ad un tale livello di acidità?
Helicobacter pylori
Warren e Marshall, tuttavia, riuscirono a dare risposta anche a quest'ultimo quesito. Isolarono i batteri, ne allestirono numerose colture e decisero di denominarlo scientificamente Helicobacter pylori, cercando di riassumere in un unico nome sia la sua forma vagamente "ad elica", sia la sua caratteristica di vivere in prossimità del piloro, la valvola che mette in comunicazione lo stomaco al primo tratto intestinale (duodeno). Helicobacter pylori sa difendersi bene dall'acidità dello stomaco perché produce l'ureasi, un enzima che agisce direttamente sull'urea, prodotta dal fegato alla fine del catabolismo proteico e presente nel sangue, e la trasforma in ammoniaca e anidride carbonica, che a sua volta può formare bicarbonato; ammoniaca e bicarbonato insieme sono sostanze alcaline, che pertanto tendono a ridurre il grado di acidità che circonda Helicobacter pylori, consentendogli la sopravvivenza ad un ambiente così ostile.
Le prove fornite, tuttavia, ancora non furono sufficienti a convincere la comunità scientifica. L'esistenza del batterio in sè e del suo peculiare metabolismo, infatti, non rappresentava per i più scettici una prova sufficiente a dimostrarne il diretto coinvolgimento nell'insorgenza di gastriti e ulcere. Fu allora che Marshall decise di fungere da cavia di sè stesso. Dopo aver provato invano ad indurre gastriti infettando alcuni topi con Helicobacter, Marshall decise di ingoiare una coltura intera di Helicobacter pylori. Dovette attendere poco meno di una settimana e i sintomi di una gastrite comparvero implacabili, confermati dagli esami diagnostici. Marshall, inoltre, dimostrò anche come un semplice "cocktail" di antibiotici e antiacidi potesse risolvere facilmente il problema. A quel punto, la comunità medica non potè più negare l'evidenza e nel 2005 i due ostinati scienziati furono insigniti del premio Nobel per la medicina. 
Grazie alla determinazione e all'amore per la scienza dimostrati da Warren e Marshall, oggi sappiamo che l'80% delle ulcere gastriche e il 90% delle ulcere al duodeno sono causati da questo batterio e, se individuate in tempo, possono essere curate con antibiotici, prevenendo quindi l'insorgenza del tumore allo stomaco.